Quanti nomi per identificare questo squisito crostaceo, le cicale di mare, dove ti sposti in Italia c’è un nome con cui chiamarla.
La cosa certa è la sua bontà, per poterlo gustare bastano poche accortezze di cottura.

Basta fargli prendere il bollore coprendo con un coperchio per pochi minuti partendo da poca acqua fredda e, condito con un buon olio e un giro di pepe al mulinello, qualche grano di sale e una spolverata di prezzemolo, abbiamo uno squisito piatto che possiamo servire come antipasto o come secondo piatto.

Cicale di MareIo consiglio anche la cottura al vapore, ritengo che la polpa rimanga un pò più asciutta e meno annacquata.
Con le ultime evoluzioni di forni trivalenti, abbiamo la possibilità di scegliere, tra varie tipologie di vapore, quello che consiglio e denominato TURBOVAPOR.

Questo vapore, infatti, è così potente che riesce a cucinare, in pochi minuti, anche prodotti protetti, come in questo caso, dal carapace. Bastano 5 minuti a 100 gradi.

Altro modo di gustare le cicale di mare è cuocerle in guazzetto.
Fatto insaporire un buon olio extra vergine d’oliva con uno spicchio d’aglio in camicia, adagiare le cicale di mare e farle scottare leggermente, sfumare con del vino bianco, mettere dei pelati schiacciati, salare e pepare, coprire con un coperchio e lasciare cucinare per un quarto d’ora circa.

Se invece dobbiamo farne in grosse quantità, il forno diventa indispensabile.
Partendo da un olio insaporito all aglio, sistemare le cicale di mare nelle teglie bagnare con vino bianco sistemare di sapore e versare i pelati schiacciati a coprire.
Cuocere per venti minuti a 160 gradi in modalità mista, con il 50% di autoclima.
Potremmo servire subito o mantenerle in caldo nel mantenitore anche per tempi medio lunghi.

Guiodo Ongaro
Articolo pubblicato sulla Rivista Zafferano N°47 – Giugno 2014 – “Crostacei